La storia dell’omicidio di Paolo Di Nella, militante diciannovenne del Fronte della Gioventù aggredito a Roma nel febbraio 1983 mentre affiggeva manifesti e morto dopo giorni di agonia.
Nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1983, a Roma, il diciannovenne Paolo Di Nella venne violentemente aggredito mentre stava affiggendo manifesti nella zona di viale Libia e piazza Gondar. Era un militante del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile legata al Movimento Sociale Italiano.
L’aggressione si inseriva negli ultimi anni della lunga stagione di violenza politica che aveva attraversato l’Italia durante gli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Di Nella morì il 9 febbraio 1983, dopo diversi giorni di agonia e poche ore prima del suo ventesimo compleanno. I responsabili dell’omicidio non sono mai stati accertati definitivamente dalla giustizia.

Paolo Di Nella: l’aggressione mentre affiggeva i manifesti
Quella sera Di Nella era impegnato in una campagna politica riguardante Villa Chigi, nel quartiere Trieste-Salario. L’iniziativa chiedeva la tutela e la valorizzazione dell’area verde e prevedeva anche una raccolta di firme e l’affissione di manifesti.
Durante l’affissione Di Nella venne aggredito alle spalle e colpito violentemente alla testa. Le ricostruzioni istituzionali parlano di colpi inferti con spranghe di ferro, mentre successive trasmissioni dedicate al caso hanno sottolineato che l’oggetto utilizzato non fu identificato con certezza nell’inchiesta.
In un primo momento il giovane riuscì a tornare a casa. Le sue condizioni però peggiorarono rapidamente e venne trasportato in ospedale, dove fu sottoposto a un intervento chirurgico.
Entrò in coma e non si riprese più.
Durante il ricovero ricevette anche la visita del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, ex partigiano e figura politicamente lontanissima dall’ambiente di Di Nella. Il Quirinale presentò il gesto come una condanna dell’intolleranza politica indipendentemente dalla sua matrice.
Le indagini e un omicidio senza responsabili
Le indagini si concentrarono su ambienti dell’Autonomia di sinistra della zona. Furono indagati due giovani appartenenti ai cosiddetti Collettivi Autonomi, ma nessuno dei due venne infine condannato. Entrambi furono prosciolti al termine dell’istruttoria.
La trasmissione Rai Telefono giallo, che nel 1989 dedicò una puntata al caso, identificò i due sospettati in Corrado Quarra e Luca Baldassarre. Quarra era stato riconosciuto dalla ragazza che quella sera accompagnava Di Nella; la stessa testimone non riuscì però successivamente a identificare l’altro indagato. L’attendibilità complessiva di quel riconoscimento venne quindi messa in discussione nel procedimento.
Il 10 febbraio 1983, il giorno successivo alla morte, anche la Camera dei Deputati commemorò ufficialmente Di Nella, definendo l’uccisione un episodio di violenza motivata dall’odio politico.
Nonostante le indagini e l’enorme attenzione suscitata dalla vicenda, nessuno è mai stato riconosciuto definitivamente colpevole dell’omicidio di Paolo Di Nella. Il caso resta quindi uno dei delitti politici irrisolti della fase finale degli anni di piombo.